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Vico Del Gargano. Nel Mare della Storia: Il Trappeto di Maratea

Vico del Gargano è entrato a far parte dei “Borgi più belli d’Italia”.
Camminando tra queste vie non si può non rimaner senza fiato nell’accogliere la straordinaria bellezza delle strade strette e tortuose, dei portali in pietra, dei comignoli, dei “pieddi” – i caratteristici scalini di entrata delle abitazioni che si notano ovunque.
In qualunque parte si osservi che siano portoni, stemmi, portali o inferriate non si può non gustare il trionfo della pietra, del legno e del ferro…
Vicoli semplici che ci riportano come per magia nei tempi passati e ti sembra quasi di risentire nell’aria l’eco di quella civiltà che con una naturalezza disarmante è ancora viva fino ai giorni nostri.

Di particolare rilievo storico è il Museo Trappeto di Maratea, un antico frantoio per la lavorazione e la produzione dell’olio extravergine d’oliva.

Questo museo, si trova all’ingresso del borgo medievale, alle spalle del Castello federiciano nel quartiere del ‘Casale’; è ricavato all’interno di un trappeto , antico frantoio privato appartenuto alle famiglie nobili di Vico; costruito nel ‘300, questo edificio è stato testimone nei secoli della fatica versata da coloro che vi lavoravano; non per niente i trappeti venivano chiamati trappeti ‘a sangue’, nel senso che si lavorava buttando il sangue. Visitando il sito ci si rende conto dell’incessante fatica: le olive venivano portate a dorso di mulo, venivano versate nelle macine in pietra (ancora esistenti), azionate da buoi legati a cui venivano coperti gli occhi per evitare che impazzissero; ancora oggi è visibile il selciato circolare calpestato dagli animali. Le olive venivano ridotte in pasta dalle macine, poi la pasta veniva versata sulle ‘friscole’, cerchi di iuta con un buco nel mezzo che venivano inseriti sovrapposti nel torchio in legno; con la torchiatura si aveva la spremitura delle olive; l’olio e l’acqua della pulitura venivano raccolti in canali e vasche in pietra, dove si aspettava la decantazione e si tirava via l’olio che saliva in superficie. L’olio veniva poi conservato in cisterne in pietra.

Il Tappeto Maratea conserva intatti e originali tutti gli strumenti utilizzati ai tempi. E’ possibile anche ammirare la cucina monacesca ‘a tutta camera’ dove chi lavorava – e viveva nel frantoio poteva riposarsi per breve tempo e rifocillarsi; sono inoltre esposti un calesse, numerosi antichi strumenti per la caseificazione e gli oggetti di vita quotidiana di un tempo, come vestiti, scarpe, piatti. Visitare il Trappeto Maratea vuol dire immergersi in un passato non così lontano, ancora vivo nel ricordo degli anziani e gelosamente custodito dai Vichesi.

Nel Trappeto Maratea può inoltre essere visitato il Museo Erbario della Flora Garganica.

Per gli amanti della Storia e delle antiche tradizioni: una tappa da non perdere!

Fonte IleaViaggi

Fotografie ©Daniele Bonsanto

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